DIESELGATE, IL PROCESSO AVANZA NEL SILENZIO GENERALE

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Nuova udienza per il processo che vede indagati per i reati di rifiuto e omissioni d’atti d’ufficio nella vicenda delle omologhe per i filtri antiparticolato FAP i tre alti dirigenti del Ministero dei Trasporti Maurizio Vitelli – trasferito a fine estate dalla Motorizzazione alla Direzione per la Sicurezza Stradale, Vito Di Santo e Alessandro De Grazia: rito abbreviato per i primi due imputati, mentre per il terzo si procederà con il procedimento ordinario.

Dopo l’ordine di imputazione coatta formulata dal Gip Di Nicola  per le irregolarità emerse nella procedura di omologazione dei filtri, il Tribunale di Roma ha quindi fissato la prossima udienza per il 24 gennaio, mentre la notizia, a parte un articolo pubblicato sul Il Fatto, sembra non suscitare alcun interesse da parte delle istituzioni e dei mezzi di comunicazione.

Eppure il Ministero dei Trasporti farebbe bene ad entrare nel merito di una vicenda che riguarda la salute di tutti i cittadini e che ha sempre volutamente evitato con grande imbarazzo istituzionale: proprio in questi giorni in cui lo smog ha raggiunto i massimi livelli di allerta nelle principali  città italiane – tanto da far parlare di una vera e propria emergenza ambientale – la questione della pericolosità dei filtri FAP e della loro inefficacia nel trattenere il nano particolato è quanto mai attuale e dovrebbe essere affrontata quanto prima, come ha chiesto il M5S con una risoluzione  congiunta, a mia prima firma, depositata in Parlamento.

Ricordo che sono ben due le procedure di infrazione attualmente aperte dall’Unione europea contro l’Italia per il costante superamento degli standards comunitari sulla qualità dell’aria e che il nostro  è il primo Paese europeo per morti premature dovute all’inquinamento da polveri sottili.

Chiediamo al Ministro Delrio di smetterla di girarsi dall’altra parte e di procedere alla revisione delle attuali procedure autorizzative sui FAP, assumendosi tutte le eventuali responsabilità del suo Ministero che dovessero emergere dal processo in corso.

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